"Io sono Violata e voglio poter decidere
cosa mettermi questa sera senza sentirmi addosso lo sguardo morboso degli
altri, il giudizio tranciante, lo stereotipo fisso. Voglio tornare a casa dopo
una serata con gli amici, stanca, ubriaca e con le calze smagliate senza
rischiare di essere violentata da un tassista. Voglio essere una donna prima di
essere madre e moglie. Non voglio essere sempre la prima della classe (e poi
ritrovarmi disoccupata o con lo stipendio più basso rispetto a quello del mio
collega "maschio"). Non voglio essere bella a tutti i costi. Voglio
avere le rughe, i capelli bianchi e tutti i segni dell'invecchiamento: perché
io valgo comunque. Non voglio essere oggetto di possesso: né sottomessa né
puttana. Non voglio le quota rosa: una riserva indiana che cancella ogni valore
e merito personale. Non voglio rivendicare diritti universali, libertà
individuale, autodeterminazione, pari dignità e rispetto in quanto donna ma in
quanto persona. Voglio un'informazione degna di questo nome, che non racconti
la violenza sulle donne come frutto di un raptus improvviso, una follia
d'amore, un delitto d'onore. Non voglio una politica che dichiara guerra alla
violenza sulle donne e poi mi lascia con il culo a terra, con un lavoro
precario e una pensione incerta, usandomi come ammortizzatore sociale,
relegandomi al ruolo di cura, a badante. Voglio asili nido pubblici. Voglio
fondi per i centri anti violenza. Voglio la piena applicazione della 194.
Voglio dire basta all'inganno di ginecologi obiettori di coscienza. Voglio una
legge che mi permetta di mettere al mondo un figlio sano senza dover emigrare.
Voglio che il mio corpo non sia usato come campo di guerra per battaglie
ideologiche, politiche e religiose: abusi di potere che mi vedono sempre in
posizione subalterna, sempre perdente. Non voglio una religione che m'impone il
modello di una madonna santissima e in lutto perenne o quello della peccatrice
di merda che ci ha fatto sfrattare dal paradiso in terra. Non voglio firmare
dimissioni in bianco, "nel caso, sai, restassi in cinta". Non voglio
conciliare lavoro e maternità: esiste un padre. Non voglio conciliare lavoro e
maternità: esiste uno stato. Voglio avere libero accesso alla contraccezione
d'urgenza. Voglio dire che un no è no sempre, che una mano sola basta, che
esiste lo stupro all'interno del matrimonio e che il sesso non è un dovere coniugale,
non può essere mai imposto. Che quella domestica è la violenza più diffusa, che
una donna giovane ha più possibilità di morire per mano di un marito o di un ex
che per tumore. Che vestirsi in modo provocante, tornare tardi e divertirsi non
significa essere consenziente. e voglio, fortissimamente voglio, uscire dal
medioevo triste in cui mi avete messo, preda continua senza possibilità di
scelta, l'offesa addosso come un marchio. Io vacca da macello, io grande
bestia. di un colore pessimo, per giunta.
Urlo Violata è di Carla Giacchella, Gioconda Violata e Venere Violata sono di Eugenio Saguatti
Che storia è questa?
Il 23 marzo 2013, appena fuori da una galleria e dal centro di Ancona, viene inaugurata “Volata”, il monumento in onore delle donne vittime di violenza, voluto da diverse istituzioni tra cui il Comitato per le Pari Opportunità tra Uomo e Donna della Regione Marche e realizzato da Floriano Ippoliti sul modello di una sua precedente opera titolata Donna con borsa. La statua, un po’ per il colore, un po’ per l’opinabile messaggio, viene prontamente avvistata da Emanuela Ghinaglia, rappresentante del comitato Se non ora quando di Cremona, che lancia un appello su facebook al fine di rimuoverla. Cristina Babino e Alessandra Carnaroli sono le promotrici della petizione, che nel giro di pochi giorni supera le 1700 firme, loro iniziativa anche i numerosi appelli e comunicati stampa rivolti alla Commissione Pari Opportunità nella continua ricerca di un confronto e un dialogo sulla questione.
Violata ha già iniziato un nuovo viaggio e ha già conquistato nuovi significati, grazie a tutti coloro che hanno partecipato ironicamente, artisticamente, ideologicamente, concettualmente, teoricamente e praticamente alla protesta. Questo blog prova a raccogliere i contributi, gli articoli e la documentazione relativa alla vicenda, senza escludere anche i pareri favorevoli alla statua.
Qualsiasi sia il destino di Violata speriamo non sia quello di rappresentare le donne vittime di violenza, nella speranza che questo episodio sia l’espediente per affrontare meglio la quotidiana tragedia di cui le donne non dovrebbero più essere protagoniste, perché il rispetto è un diritto SEMPRE, come recita la targa su cui poggia Violata…
Elena Pascolini
mercoledì 27 marzo 2013
E se Violata potesse dire la sua?
"Io sono Violata e voglio poter decidere
cosa mettermi questa sera senza sentirmi addosso lo sguardo morboso degli
altri, il giudizio tranciante, lo stereotipo fisso. Voglio tornare a casa dopo
una serata con gli amici, stanca, ubriaca e con le calze smagliate senza
rischiare di essere violentata da un tassista. Voglio essere una donna prima di
essere madre e moglie. Non voglio essere sempre la prima della classe (e poi
ritrovarmi disoccupata o con lo stipendio più basso rispetto a quello del mio
collega "maschio"). Non voglio essere bella a tutti i costi. Voglio
avere le rughe, i capelli bianchi e tutti i segni dell'invecchiamento: perché
io valgo comunque. Non voglio essere oggetto di possesso: né sottomessa né
puttana. Non voglio le quota rosa: una riserva indiana che cancella ogni valore
e merito personale. Non voglio rivendicare diritti universali, libertà
individuale, autodeterminazione, pari dignità e rispetto in quanto donna ma in
quanto persona. Voglio un'informazione degna di questo nome, che non racconti
la violenza sulle donne come frutto di un raptus improvviso, una follia
d'amore, un delitto d'onore. Non voglio una politica che dichiara guerra alla
violenza sulle donne e poi mi lascia con il culo a terra, con un lavoro
precario e una pensione incerta, usandomi come ammortizzatore sociale,
relegandomi al ruolo di cura, a badante. Voglio asili nido pubblici. Voglio
fondi per i centri anti violenza. Voglio la piena applicazione della 194.
Voglio dire basta all'inganno di ginecologi obiettori di coscienza. Voglio una
legge che mi permetta di mettere al mondo un figlio sano senza dover emigrare.
Voglio che il mio corpo non sia usato come campo di guerra per battaglie
ideologiche, politiche e religiose: abusi di potere che mi vedono sempre in
posizione subalterna, sempre perdente. Non voglio una religione che m'impone il
modello di una madonna santissima e in lutto perenne o quello della peccatrice
di merda che ci ha fatto sfrattare dal paradiso in terra. Non voglio firmare
dimissioni in bianco, "nel caso, sai, restassi in cinta". Non voglio
conciliare lavoro e maternità: esiste un padre. Non voglio conciliare lavoro e
maternità: esiste uno stato. Voglio avere libero accesso alla contraccezione
d'urgenza. Voglio dire che un no è no sempre, che una mano sola basta, che
esiste lo stupro all'interno del matrimonio e che il sesso non è un dovere coniugale,
non può essere mai imposto. Che quella domestica è la violenza più diffusa, che
una donna giovane ha più possibilità di morire per mano di un marito o di un ex
che per tumore. Che vestirsi in modo provocante, tornare tardi e divertirsi non
significa essere consenziente. e voglio, fortissimamente voglio, uscire dal
medioevo triste in cui mi avete messo, preda continua senza possibilità di
scelta, l'offesa addosso come un marchio. Io vacca da macello, io grande
bestia. di un colore pessimo, per giunta.
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